Monitor Immobiliare – Corriere della Sera a RE ITALY: investimenti immobiliari, prove di ripartenza

di Maurizio Cannone, Direttore Monitor – Un articolo sulle pagine di Economia del Corriere della Sera non capita a tutti. Grazie al direttore Fontana per lo spazio che ha voluto dedicare a RE ITALY del 24 giugno. Ma l’importanza dell’articolo si trova nel dettaglio col quale descrive le tipologie di aziende partecipanti al primo evento fisico del dopo lockdown: “RE ITALY, non più solo virtuale, che ha riunito investitori, esperti, intermediari per ragionare sulla ripresa”.

Perchè noi di Monitor teniamo molto a identificare il Real Estate con queste figure, anche se non solo. Sicuramente non ne fanno parte gli imbianchini, con tutto il rispetto, i produttori di prese elettriche e di ascensori. Questi sono nella nostra visione fornitori, esattamente come può essere la penna Bic per il mondo della scuola.

In più il Real Estate non ha bisogno di queste relazioni, sempre al centro della cronaca. Basti pensare alla Thyssenkrupp, che produce anche ascensori, i cui dirigenti tedeschi condannati per i 7 morti del 2007 nella fonderia a Torino restano nel loro Paese pur di non scontare la pena.

Ecco, lo abbiamo spiegato bene al Corriere, il Real Estate non è questo. Sono solo fornitori, come l’Esselunga per farsi consegnare a casa il detersivo da bucato. E abbiamo precisato che il Real Estate non è neanche rappresentato da chi costruisce strade e ponti con appalti pubblici. Il Real Estate non è quello, non ha bisogno degli arresti che ogni giorno vengo realizzati dalle forze dell’ordine.

Oggi, per confermare l’affermazione, qui il dettaglio degli arresti per Autostrade Siciliane.

E il Real Estate non ha niente a che fare con aziende che hanno causato i 43 morti del crollo del Ponte di Genova e coi, pochi, operatori che fanno ancora oggi finta di nulla e attribuiscono le vittime al fato. Lo abbiamo detto al Corriere, il Real Estate non è questo. Il Real Estate è quello che abbiamo riportato dal vivo per la prima volta dopo il lockdown, quello che ha voglia di fare. All’interno delle regole, ma con grande determinazione.

L’articolo del Corriere della Sera Milano vuole ripartire anche dagli investimenti e dal settore immobiliare. Nella cornice di piazza Affari ieri la prima convention Re Italy, non più solo virtuale, che ha riunito investitori, esperti, intermediari per ragionare sulla ripresa.

Rilancio che si gioca anche sui contratti di locazione. I rendimenti spropositati sul mercato, con tassi di remunerazione dell’8-9% sul capitale investito, rischiano di affossare la ripresa del commercio. I negozi di vicinato, i centri commerciali, i supermercati, ma anche gli uffici delle aziende, scontano canoni contrattati nell’era pre-Covid ora che i flussi di cassa sono in contrazione per le incertezze su risparmio e redditi che si traducono sui consumi.

Agli Stati Generali appena conclusi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il titolare del Tesoro Roberto Gualtieri hanno ricevuto una proposta che al Mef stanno studiando per renderla operativa. L’ha messa sul tavolo il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa.

Prevede uno speciale regime teso a favorire gli accordi tra locatori e conduttori, prevedendo una cedolare secca del 10% e un abbattimento del 25% dell’Imu a patto che le due parti si accordino per una riduzione del canone del 20-25%. Si otterrebbe un effetto rimodulativo di tutti i contratti ad uso commerciale che non giocherebbe sul contrasto di interessi tra privati.

Al Mef sarebbe cominciata la caccia alle coperture ma è chiaro serva un intervento dello Stato per non mandare fuori mercato tutto il retail visto il crollo dei consumi. Molti sono preoccupati dal rischio di città fantasma con Amazon pigliatutto, amplificato dall’uso (o dall’abuso) dello smart working e ciò impatta sull’immobiliare abitativo.

Dice Paolo Pertici, amministratore delegato di Re.Mi., che sta prendendo piede un «nuovo modo di abitare, con meno interesse per il centro città e più rigenerazione delle periferie urbane con spazi verdi e terrazzi». Un progetto di questo tipo a Milano è «Forrest in Town», il primo complesso urbano con coltivazione idroponica indoor, pronto al taglio del nastro in 2-3 anni in zona Navigli.

Trasversale è il tema delle piattaforme di servizi, su cui investe la Immobiliare Percassi. Scommette su progetti che presentano innovative formule abitative. Prevedono l’acquirente come un utente di servizi accessori, dal ristorante, all’assistenza medica. La stella polare di ogni ragionamento è però la tutela del valore degli immobili, la più importante forma di risparmio degli italiani.

Con un’economia che si auto-avvita è inevitabile scontare un deprezzamento che è già avvenuto negli ultimi anni, se si eccettua Milano capace di attrarre capitali di investitori esteri qualificati e fondi sovrani. Dal lato dei crediti deteriorati interessante è la posizione di Riccardo Serrini, ad di Prelios, che invita a ragionare su forme di accompagnamento dello Stato alle imprese in crisi.

 
 
 

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